Le agenzie vendono comunicazione. Ma quando assumono, spesso comunicano male
Le agenzie costruiscono linguaggi per i clienti. Ma quando devono assumere, spesso faticano a spiegare bene anche il proprio lavoro. Annunci vaghi, ruoli confusi e processi improvvisati: cosa succede quando il recruiting funziona solo in emergenza.

Le agenzie lavorano continuamente sulla chiarezza.
Devono trovare il tono giusto. Semplificare messaggi complessi. Rendere riconoscibile un brand in mezzo ad altri dieci che parlano nello stesso momento.
Poi arriva il recruiting e qualcosa cambia.
Gli annunci diventano vaghi. I ruoli si allargano. Le responsabilità si mescolano.
E chi legge spesso capisce meno del previsto.
Quando un annuncio riguarda tre posizioni diverse
Nel settore comunicazione succede spesso.
Si apre una posizione per un social media manager e, riga dopo riga, il ruolo si allarga:
- ADV
- copywriting
- reportistica
- gestione cliente
- coordinamento creator
- supporto agli shooting
- qualche attività commerciale "quando serve"
A volte non è nemmeno irrealistico.
In molte agenzie, soprattutto quelle più piccole, le persone fanno davvero cose molto diverse durante la stessa settimana.
Il problema nasce quando il ruolo smette di avere un centro chiaro.
Perché allora chi si candida non riesce più a capire una cosa semplice: che tipo di giornata lavorativa avrà davvero.
C'è differenza tra seguire contenuti per due clienti strutturati e gestirne sei contemporaneamente mentre priorità e richieste cambiano ogni venerdì pomeriggio.
Eppure molti annunci raccontano entrambe le situazioni nello stesso modo.
Capita allora che arrivino candidature formalmente corrette ma completamente fuori fuoco.
Portfolio validi. Esperienze sensate. Aspettative incompatibili con il lavoro reale.
Nelle agenzie il CV raramente basta
Nel settore comunicazione il curriculum serve. Ma quasi mai basta davvero.
Conta il portfolio. Conta come una persona scrive una mail o un comunicato stampa. Conta la capacità di sintetizzare un progetto senza trasformarlo in una presentazione di trenta slide. Conta il tono con cui risponde a un brief.
Anche piccoli dettagli finiscono per dire molto.
Ci sono account molto solidi sulla carta che poi faticano in contesti dove il cliente scrive direttamente su WhatsApp, le approvazioni arrivano alle 20 e una gara urgente cambia le priorità della settimana.
E al contrario, a volte, profili junior ancora acerbi funzionano bene perché riescono subito a stare dentro il ritmo dell'agenzia.
Capiscono le priorità. Non si perdono facilmente. Sanno gestire pressione e cambi di direzione senza irrigidirsi.
Sono aspetti difficili da leggere in un CV tradizionale.
Ed è anche per questo che le selezioni nel settore comunicazione diventano spesso più contestuali rispetto ad altri ambiti.
Molte selezioni si complicano prima ancora dei colloqui
Spesso il problema non è trovare candidati.
Il problema arriva prima.
Arriva quando il team non ha ancora definito davvero cosa sta cercando.
Succede nelle agenzie che stanno crescendo, che hanno appena acquisito nuovi clienti o che stanno attraversando una fase particolarmente intensa.
Magari un account sta seguendo troppi progetti. I contenuti iniziano ad accumularsi. Alcune campagne assorbono più tempo del previsto. Il team creativo è già saturo.
A quel punto si apre una selezione.
Però il ruolo nasce già confuso, perché dentro finiscono esigenze diverse tutte insieme.
Così iniziano colloqui che cambiano direzione strada facendo.
Un giorno serve una figura molto operativa. Quello dopo emerge il bisogno di qualcuno più strategico. Poi improvvisamente diventa centrale la relazione con il cliente.
Nel frattempo arrivano candidature difficili da confrontare tra loro.
E spesso anche internamente le valutazioni si frammentano.
Chi segue i clienti guarda autonomia e velocità. Chi coordina il team creativo punta alla sensibilità. La direzione osserva affidabilità e tenuta nel tempo.
Nessuno sta sbagliando davvero.
Semplicemente il ruolo non era stato messo a fuoco fino in fondo.
Anche il modo di gestire le candidature racconta qualcosa
Chi lavora nella comunicazione tende a osservare i processi.
Anche quando si candida.
Osserva i tempi. Le risposte. Il tono delle mail. L'organizzazione.
Capisce abbastanza velocemente se dietro c'è un sistema ordinato oppure una gestione improvvisata.
E nelle agenzie l'improvvisazione si vede spesso nei dettagli.
CV inoltrati nelle chat interne. Portfolio aperti al volo tra una call cliente e una revisione del piano editoriale. Colloqui fissati alle 19:30 perché prima non c'era spazio. Feedback lasciati in audio. Candidature riaperte settimane dopo perché nel frattempo il team è cambiato ancora.
Sono dinamiche comprensibili.
Le giornate in agenzia si deformano facilmente. Entrano urgenze. Saltano priorità.
Un cliente cambia direzione all'ultimo momento e sposta tutto il resto.
Però, quando anche il recruiting inizia a funzionare solo in emergenza, diventa difficile mantenere lucidità.
E questo pesa sulla qualità delle decisioni.
Perché senza ordine:
- le candidature si confrontano male
- i feedback si perdono
- le valutazioni cambiano da persona a persona
- i profili interessanti rischiano di sparire nel flusso operativo quotidiano
Il problema non è fare tutto più velocemente
Anche gli strumenti stanno evolvendo. Alcune attività operative possono essere alleggerite.
Nelle agenzie questo significa meno tempo perso tra candidature sparse, feedback frammentati e passaggi manuali.
Ma il punto è un altro: capire cosa può essere delegato e cosa no.
Perché nelle agenzie la selezione raramente riguarda soltanto competenze tecniche.
Bisogna valutare aspetti difficili da trasformare in campi rigidi:
- sensibilità editoriale
- capacità relazionale
- autonomia
- gestione cliente
- adattamento operativo
La tecnologia può aiutare soprattutto in un altro punto: nell'ordine.
Centralizzare candidature. Ricostruire feedback. Condividere valutazioni. Evitare che tutto resti sparso tra mail, messaggi e cartelle aperte temporaneamente.
Ed è anche da questa esigenza concreta — molto quotidiana, molto operativa — che nasce Pressteam: dall'idea di portare più ordine, struttura e chiarezza nei processi di recruiting delle agenzie di comunicazione e dei team creativi.
Le agenzie comunicano anche quando stanno assumendo
Molte agenzie pensano al recruiting come a qualcosa di separato dal lavoro vero.
Poi però, quasi sempre, il modo in cui cercano persone finisce per assomigliare al modo in cui lavorano.
Si vede:
- nel livello di organizzazione
- nel rapporto tra team e direzione
- nella gestione delle priorità
- nel modo in cui vengono dati feedback
- nel tipo di autonomia lasciata alle persone
Anche un annuncio di lavoro racconta già molto dell'agenzia che c'è dietro.
A volte più di una presentazione aziendale.
Nelle agenzie la qualità della comunicazione viene valutata ogni giorno dai clienti.
Il recruiting è uno dei pochi momenti in cui quella stessa qualità viene osservata da chi potrebbe entrare nel team.
→ Prima ancora di attrarre persone, un processo di selezione mostra come un'agenzia prende decisioni.
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