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Pressteam vs Excel: quando un foglio di calcolo non basta più per gestire le candidature

Excel organizza dati, ma in agenzia il recruiting è un processo da seguire, condividere e ritrovare. Ecco quando un foglio di calcolo non basta più.

Team Pressteam 1 luglio 2026 6 min di lettura
Dalla gestione delle candidature in un foglio di calcolo a un processo di selezione strutturato

Excel è uno strumento forte: ordina dati, filtra informazioni, rende leggibile una tabella.

Funziona bene finché il recruiting resta semplice. Quando candidature, CV, note, posizioni aperte e valutazioni iniziano a moltiplicarsi, però, il problema cambia natura.

Excel organizza dati.

Un ATS organizza un processo di selezione.

Perché molte agenzie partono da Excel

Molte agenzie di comunicazione iniziano a gestire le candidature con un file Excel per una ragione concreta: è già disponibile.

Permette di creare colonne per nome, ruolo, seniority, competenze, città, disponibilità, note e link al CV. Si adatta velocemente a una ricerca per account junior, social media manager o addetto stampa.

Per una piccola agenzia che riceve poche candidature al mese, può bastare. Ma solo finché la selezione resta semplice: pochi ruoli aperti, pochi valutatori, CV facili da ritrovare e collegati alle informazioni giuste.

Un file con venti profili, qualche filtro e una colonna "note colloquio" è una soluzione comprensibile. Soprattutto se la selezione è gestita da una sola persona, magari il founder o un responsabile operativo che segue anche clienti, preventivi e avanzamento progetti.

In questa fase Excel ha un vantaggio reale: non obbliga a progettare un metodo. Si apre il file, si aggiunge una riga, si continua.

Quando il file smette di bastare

In agenzia il recruiting raramente resta ordinato a lungo.

Arrivano CV via email. Profili LinkedIn salvati dopo un evento. Candidature spontanee. Freelance suggeriti da un cliente. Ex collaboratori da ricontattare. Persone viste per una gara, poi mai coinvolte perché il progetto è stato congelato.

All'inizio tutto può entrare in un foglio. Poi si apre una ricerca urgente.

Il cliente anticipa una campagna. Serve una figura capace di seguire piano editoriale, report ADV e coordinamento con l'art director. Qualcuno ricorda un profilo interessante visto mesi prima, ma non sa più dove sia.

Il CV è in una cartella. Le note sono in una mail. Nel file il ruolo è scritto in modo diverso.

→ le informazioni ci sono, ma non sono più operative.

Quando un candidato viene registrato come "PR specialist", "media relations" o "ufficio stampa" a seconda di chi compila la riga, anche un filtro semplice diventa fragile.

Collaborazione, note e criteri

Excel permette di lavorare insieme sullo stesso documento, se il file è condiviso nel modo corretto. È utile.

Ma collaborare su un file non significa gestire una selezione.

Nel recruiting di un'agenzia serve sapere chi ha valutato un candidato, per quale posizione, con quali criteri, in quale momento e con quale esito.

Un account director può notare che un profilo è solido nella relazione cliente ma debole sulla reportistica. Un responsabile creativo può vedere un portfolio interessante ma poco adatto a un cliente B2B. Chi segue la selezione deve capire se quella persona è già stata contattata, scartata, messa in pausa o inserita in shortlist.

Dentro un foglio, tutto questo dipende dalla disciplina del gruppo. Una colonna "note" può diventare lunga e ambigua. Una colonna "stato" può contenere valori simili ma non identici: "da chiamare", "da sentire", "contattato", "sentito", "follow-up".

La collaborazione resta possibile, ma la continuità diventa fragile quando il team cambia o una selezione si riapre dopo mesi.

In quei momenti non serve solo sapere che un candidato esiste. Serve capire che storia ha avuto dentro l'agenzia.

Cosa cambia con un processo strutturato

Una piattaforma verticale non sostituisce Excel come foglio di calcolo. Sostituisce l'uso di Excel come mini-ATS artigianale.

Invece di collegare manualmente CV, note, posizioni e shortlist, il processo resta dentro un flusso unico. Per un'agenzia significa poter tornare su una ricerca per account executive e vedere chi era stato valutato, recuperare un profilo già incontrato per una campagna corporate, confrontare due candidati su competenze reali e non solo su note sparse.

Significa anche ridurre la dipendenza da colori, formule, colonne personalizzate, cartelle esterne e versioni duplicate.

È qui che il confronto con Pressteam diventa più concreto. In pratica, quel "flusso unico" prende forma in elementi precisi: candidature strutturate per ruolo, criteri impostati dall'agenzia per ogni posizione, lettura assistita di CV e materiali non standard, un indice di aderenza che aiuta a ordinare i profili, note legate al singolo candidato e non a una cella, shortlist e confronti diretti. La "memoria operativa" non è un concetto astratto: è lo storico che resta agganciato al profilo — chi lo ha visto, per quale ricerca, con quali dubbi ed esito — e che si ritrova quando la selezione si riapre. Non è una funzione in più: è ciò che evita di ricostruire tutto a mano a ogni nuova ricerca.

Il punto, quindi, non è "digitalizzare" un file. Excel, come foglio di calcolo, continua a essere utile. Il punto è il recruiting come processo: quando una selezione deve tenere insieme candidature, CV, note, valutazioni, shortlist e storico, il valore sta nell'evitare che ogni ricerca riparta da una ricostruzione manuale — chi è stato visto, per quale ruolo, con quali dubbi, con quale esito e con quali possibilità future.

AI: supporto al recruiting, non automazione generica

Excel può integrare strumenti intelligenti come Microsoft Copilot, disponibili in alcune versioni e piani, oltre a funzioni di analisi dati utili per leggere tabelle, individuare pattern e generare sintesi.

È coerente con la sua natura: aiutare a lavorare meglio sui dati presenti in un foglio.

Ma nel recruiting di un'agenzia il punto non è leggere meglio una tabella. È capire che cosa c'è dietro un CV.

Una persona può avere esperienza nelle media relations, ma non essere adatta a un cliente molto tecnico. Può saper gestire un piano editoriale, ma faticare quando deve coordinarsi con art director, ADV specialist e account sullo stesso progetto. Sono valutazioni che non stanno bene in una colonna.

L'AI può aiutare a ordinare le informazioni, avvicinare profili simili, rendere più visibili differenze che altrimenti resterebbero sparse tra note, CV e appunti di colloquio.

Ma non decide. La valutazione resta a chi conosce il ruolo, il cliente e il momento dell'agenzia.

Quando Excel resta utile e quando serve altro

Excel resta utile per molte attività: per una lista temporanea di contatti, per una prima mappatura di freelance, per analizzare budget, pipeline commerciali, report mensili o dati di campagna.

Nel recruiting può bastare quando il volume è basso, le persone coinvolte sono poche e qualcuno mantiene il file con metodo. Questo significa anche tenere i CV dove possono essere ritrovati, collegarli alle note giuste e aggiornare il file quando una candidatura cambia stato.

In agenzia, però, chi segue una selezione spesso sta seguendo anche clienti, briefing, contenuti e urgenze operative. Quando entrano in gioco più posizioni, più valutatori, candidature spontanee e profili da riattivare, il tema cambia.

Non serve solo un file più ordinato. Serve un processo meno fragile.

→ Excel può conservare un elenco di candidati.

→ Un ATS serve quando quell'elenco deve diventare selezione, confronto, memoria operativa e continuità tra una ricerca e l'altra.


Un foglio di calcolo racconta chi hai raccolto. Un processo di selezione racconta come la tua agenzia decide.

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